Pillole di storia

Francesco Aragona vescovo di Cefalù, tragico epilogo…

A cura di Sandro Varzi

Cattedrale di Cefalù - stemma mons. Aragona
Sapevate che un vescovo di Cefalù morì in mano dei pirati barbareschi?
Ebbene si, è quello che è capitato a mons. Francesco Aragona vescovo di Cefalù (1525-1561).
Di ritorno da Roma via mare a bordo di una galea in compagnia dell’arcivescovo di Catania Nicolò Maria Caracciolo ed altri nobili siciliani, mentre il convoglio navale formato da sette grandi galee spagnole si trovava il 24 giugno 1561 al largo di Tropea e in vista di Messina, fu attaccato pesantemente da vascelli di pirati barbareschi che lo presero in ostaggio assieme all’arcivescovo Caracciolo.

Il nostro vescovo per lo spavento, le sevizie e soprattutto per l’età avanzata, morì in mano di quei pirati. Nulla si conosce riguardo a come si siano svolti i fatti dopo la sua morte e come i suoi resti mortali siano giunti a Cefalù ma, si sa solo che i funerali furono celebrati nel duomo l’11 luglio del 1561, fu sepolto in piena terra e, solamente nel maggio del 1577 in sede vacante per la sopraggiunta morte del vescovo Vadillo, il vicario Giovanni Filippo Ferraris e il priore del capitolo Silvio Ruffino ne fecero riesumare i resti, ponendoli in un sarcofago nuovo insieme a quelli del vescovo Vadillo morto qualche mese prima.

Sandro Varzi

Note biografiche

Francesco d’Aragona, nato a Taranto da Francesco, figlio di Alfonso II, Re di Napoli. Fu eletto vescovo dallo imperatore Carlo V e nominato dal Papa Clemente VII (1523-1534) il 7 giugno 1525.

Il 22 novembre 1552 il Pontefice Giulio III (i55°-I 2555) esortava il Viceré di Sicilia ad assistere l’arcivescovo di Messina nel proseguimento della causa contro il vescovo di Cefalù, il quale sosteneva di non essere obbligato ad intervenire ai Sinodi ed a prestare ossequio a quell’arcivescovo.

Essendo questo vescovo molto apprezzato dall’imperatore Carlo V, fu proposto dal medesimo con lettere del 1550 perchè intervenisse al Concilio di Trento e ciò fu approvato con Rescritto pontifìcio di Giulio III.

Tornato in sede, dopo di aver preso parte a varie sedute di quel Concilio, fu creato Cardinale col titolo di S. Angelo.
Al suo ritorno proibì ai canonici regolari di S. Agostino, che officiavano la Cattedrale, di continuare ad usare l’ufficio gallicano, obbligandoli a recitare il Breviario Romano.

Fece alzare, e non si comprende il perchè, il tetto della navata centrale della cattedrale e questa sopraelevazione, sovrastante all’esterno la facciata del Panittera, come si vede tuttora, provoca un certo disappunto estet coArricchì la chiesa di arredi sacri e suppellettili.

Sotto il governo di questo vescovo si ha l’erezione del Convento di Gibilmanna affidato ai PP Cappuccini nello anno 1535 (Vedi appendice n. 5-A).
Diede principio al pavimento in marmo della cattedrale e vi fece scolpire le sue insegne.

Sotto questo vescovo si ha notizia della fondazione dello ospedale civico nell’anno 1548, fondazione fatta con denaro del vescovo e col contributo dei cittadini.
Morì nel 1561 e fu sepolto in un sarcofago di marmo presso l’altare di S. Pietro, nel 1577 il suo sarcofago fu traslato a fianco della porta della canonica, dove attualmente si trova.

Tratto da: Serie di Vescovi di Cefalù, di Giuseppe Misuraca- Roma 1960.

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