Cinema e Teatro

Storia del Cinema a Cefalù

L’arrivo del Cinema a Cefalù avviene all’inizio del secolo scorso in pieno boom nell’lsola di aperture di Sale e di Case di pro­duzione cinematografiche.

II nascente mondo della celluloide è un’attrazione fatale anche per alcuni personaggi della città normanna.

L’antesignano è Salvatore Piraro, detto “Scazzamurro”, emigrato negli USA e ritornato “ricco”, tanto da costruirsi una bella villa in con­trada Spinito, oggi accerchiata da un mare di cemento.

La scintilla che accende la passione di “Scazzamurro” nasce dopo aver letto sui giornali americani la notizia di quella storica serata del 28 dicembre del 1895, quando in una Sala del Gran Café sul Boulevard des Capucines, a Parigi, Louis e Auguste Lumière, alla presenza di 36 spettatori, proiettarono Ie immagini in movi­mento di “L’arrivée di un train à la gare de la Ciotat” e di “L’arroseur arrosé”.

Il ritorno di Salvatore Piraro a Cefalù, coincide con il perfezionamento della macchina di proiezione e il prolificare di Sale cinematografiche in varie città siciliane: a Palermo sorgono il “Radium”, “iI Salone Biondo”, in periferia il “Bailará” ed un’Arena al Foro itálico; a Messina “iI Reale cinematografico”, il “Lumière” e la sala “Dorsena”; a Catania il “Mignon”, “L’Eden” e il “Politeama Garibaldi”; ad Acireale il “Cinema Margherita”.

Salvatore Piraro intuisce I’avvenire commerciale del Cinema tanto che nel 1906 apre in un magazzino di via Corte, oggi via Ortolani, “un pidocchietto”, cosí era allora inteso un piccolo locale di proiezione.

Quanto attiri la novità non é dato sapere come il successo dell’iniziativa, fatto sta che nel 1909 “Scazzamurro” rinunzia all’attivita, che viene proseguita dal fotografo Salvatore Di Francesca che compra Ie sue attrezzature ed apre il “Cinema Excelsior”, nei locali di via Umberto I° al numero 3.

Gli albori del Cinema a Cefalù nascono, dunque, sotto il segno di due pionieri, pero sará don Totò Di Francesca a diffondere negli anni il messaggio cinematografico ai cefaludesi. In quei movimentati anni che precedono e seguono poi ¡I primo conflitto mondiale, con­tinua I’attenzione della Sicilia per il Cinema con un fervore di iniziative anche nel campo della produzlone.

Anche Cefalù si affaccia alia produzione cine­matografica, con il fornaio Luigi Marino, conosciuto come “Marturina”, che fonda nel 1917 la”Cephaledia Film” e con la vendita del forno pro­duce due film: “II tizzo”, nel 1919 e la “Croce di Grottamarina”, nel 1921, di cui restano alcuni spezzoni da pochi anni restaurati. E un bel fiorre di film in Sicilia; di tutti, purtroppo, restaño solo pochi frammenti.

Salvatore Di Francesca, nel 1922, prende in gestione il Teatro Comunale dove trasferisce il cinema “Excelsior” e nel 1924 ottiene la licenza di tenere spettacoli cinematografici nel periodo estivo nello stabilimento balneare.

 

Logo della csa di produzione "Cephaledia Film Cefalù". - Archivio Di Francesca

Nel 1928 i fratelli Marino (Luigi è il fondatore della “Cephaledia Film”) vendono un immobile di corso Ruggero, che viene comprato proprio dal Di Francesca, che inizia una lunga ristrutturazione, nel contempo per le proiezioni estive apre l’arena “Belvedere” al Bastione.

Sotto il regime fascista tira aria pesante anche nelle produzioni cinematografiche della Sicilia dove si girano, e non poteva essere altrimenti: “Camicie nere a Palermo” di Edmondo Affronti, “Sicilia ieri” e “Oro alia patria”.

 

II periodo belli­co frena naturalmente, l’attivitá cinematografica nell’lsola dove si girano pochi film. II dopoguerra é pieno di iniziative anche nella cittá normanna, dove nel 1949, nasce una nuova casa di produzione la “Kefa Film” fondata da Pino Di Francesca figlio di don Totò, con Lillo e Francesco Parla, che producono nel 1950 un corto dal titolo: “Occhi sul mare (Maestrale)”, uno spunto per descrivere i! duro lavoro dei pescatori e la vita di una cittadina (Cefalú) ancora lontana dalla vocazione turística.

Cinema Excelsior Di Francesca - Collezione Di Francesca

II 4 febbraio del 1931 viene inaugurato il Nuovo Cinema Di Francesca, uno splendido “pidocchietto” dell’evasione indigena negli anni che portano al secondo conflitto mondiale.

II Cinema non é la sola passione di Salvatore Di Francesca: geniale ed autodidatta, fotografo di grande professionalitá, nulla fermava la sua curiositá che sbocció in passione anche per I’astronomia e Io Spiritismo, tanto da andaré a caccia di spiriti nelle case di Cefalù dove c’erano segnalazioni. Un personaggio straordinario di una Cefalù da memoria da cui si distaccó nell’ultimo addio nel 1967 ad 80 anni.

Nel 1951 viene prodotto “La citta della ceramica”, un documentario sulla splendida ceramica di Caltagirone.

Pino Di Francesca, che eredita dal padre la passione per il Cinema, è uno dei protagonisti del mondo cinematografico cefaludese degli ultimi cinquant’anni, un grande esperto e collezionista, tra i più noti dell’isola, di manifesti pubblicitari dei film e proprietario di preziosi esemplari di proiettori da archeologia cinematografica esposti nel suo locale di corso Ruggero, che tra poco compirà 73 anni, al primo posto in Sicilia tra i vecchi Cinema rimasti in attività gestito sempre dalla stessa famiglia.

Nel 1949 Cefalù ha una nuova Arena creata dall’imprenditore Vincenzo Miccichè, all’inizio della Nazionale (oggi via Roma), dove attualmente rimane un malinconico scavo senza fine.

II successo arride subito all’iniziativa grazie ad una programmazione di prestigio di film prodotti dalla Metro Goldwyn Mayer e della Paramount, allora assolutamente sconosciuti nella cittá normanna, che l’imprenditore ottiene da un suo amico distributore di Catania.

Alcuni anni dopo, per motivi di lavoro, Vincenzo Micciché vuol chiudere l’Arena, ma provvidenziale arriva l’intervento di Pino Di Francesca che ne prende la gestione.

Negli anni ’50, in pieno clima di rinascita, entra in scena un altro personaggio, un vulcano di ini- ziative, Salvatore Liberto, detto “Cippico”, che sposa la nipote del vescovo Emiliano Cagnoni e si affaccia al cinema, aprendo prima nel 1951 la “Sala parrocchiale Pulvirenti”, con entrata obbligata per gli spettatori dal chiostro del Duomo, allora in desolante abbandono, e dopo nel 1952 nella Cefalú ancora lontana dal cemento, I’Arena Graziella sulla Nazionale (oggi vía Roma).

Tratto da:
CINEMATOGRAFARI, Una lunga storia di cinema – Di Angela Diana e Caterina Di Francesca. Marsala Editore

VIDEO BOX

Occhi sul mare

di Giuseppe Di Francesca e Fanco Parla-
Attori non professionisti
Fotografia: Aldo Torre
Commento: Vito Muciaccia
Voce Narrante: Carlo Burati
Produzione: Kefa Film – Cefalù

Tra il documentario e il racconto per immagini, il film ha come protagonista il mare e la sua presenza nell’identità del paese attraverso la vita dei pescatori e delle loro famiglie.

Occhi sul mare - Di Giuseppe Di Francesca - Versione colorizzata

La Croce di Grottamarina

Croce di Grottamarina - Collezione Di Francesca

La croce di Grottamarina, che in un annuncio pubblicitario viene definito come tratto da una  “leggenda siciliana”, è un film che stentò ad arrivare sugli schermi.

Notizie sulla pellicola, le troviamo spesso nelle corrispondenze dalla Sicilia dei periodici cinematografici dell’epoca.

Alcuni spezzoni del film sono in possesso dell’Azienda Autonoma per il Soggiorno e il Turismo di Cefalù, che recentemente li ha fatti restaurare.

Regia: Totò Lo Bue
Soggetto: Totò Lo Bue
Interpreti: Lina Eos, Franco Celli, Dorè Lo Bue, Ettore Bua
Produzione: Cephaledia-film, Cefalù
Distribuzione: regionale
Visto di censura: 16550 dell’l novembre 1921
Lunghezza originale: m. 1118

Il Tizzo

La giovane Nedda è l’unico conforto di suo padre Saru, vedovo e minatore di Padron Nunzio, il quale benché attratto dalla bellezza della ragazza, per ragioni di classe sociale, di età e di rispetto per l’onesto Saru, reprime il proprio amore.

Il pastorello Micu, vede passare ogni mattina Nedda che porta la colazione al padre, se ne è innamorato; un giorno la ferma per dichiararle il suo amore, provocando le ire di Padron Nunzio che lo rimprovera.

Folle di gelosia, Micu, decide di vendicarsi, preso un tizzone ardente, lo scaglia di nascosto dove stanno per brillare delle mine, sicuro di far saltare in aria l’odiato Nunzio, ma, invece, è l’ignaro Saru a rimanere vittima dello scoppio e a perdere la vista.

Nedda scopre tra le macerie il medaglione di Mieti, capisce che è stato lui a provocare la tragedia e gli urla tutto il suo disprezzo ed il suo odio.
Micu, atterrito per quanto ha fatto, corre sulla montagna e si getta nel vuoto.

Regia: Dorè Buello
Soggetto: Nino D’Alba
Interpreti: Lina Eos (Nedda), Ettore Bua (Micu), Dorè Lo Bue (Padron Nunzio), Franco Celli (Sani).
Produzione: Cephaledia-film (di Luigi Marino) Cefalù
Distribuzione: U.C.I.
Visto di censura: 14661 dell’l novembre 1919
Prima visione romana: 19 settembre 1921
Lunghezza originale: m. 1028

Tratto da:

Cefalù un set per il cinema – Di Pasquale Scimeca e Maria Elena Russo – A.A.S.T. Cefalù

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